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COVID Manager – Assunzione Incarico

Assunzione incarico covid manager per l’applicazione del piano di intervento per la riapertura (fase 2 corona virus)

La figura del covid manager è recente. Appare nelle delibere regionali del Veneto (per la fase 2) e Lombardia (per la gestione e consulenza ai mercati)

Anche nella pubblica amministrazione vi sono richieste di questa figura di coordinamento, che possiede competenze specialistiche

sulle misure di prevenzione e protezione da adottare per la prevenzione del contagio da corona virus

Gruppo SG effettua assunzione incarico covid manager per l’applicazione del piano di intervento per la riapertura delle attività produttive.

L’assunzione dell’incarico di covid manager consiste in nei seguenti servizi:

-sopralluogo in sito e raccolta dati

-incontro con la direzione aziendale per decidere le misure da inserire nel piano di intervento covid

-stesura del piano di intervento covid

-stesura del Manuale per la riapertura

-audit periodici per verificare il mantenimento del tempo delle misure del piano di intervento covid

audit comportamentali per misurare il comportamento sicuro dei lavoratori

Gruppo SG già dal 25 marzo scorso organizza un corso di informazione per covid e DPI in modalità webinar

Gruppo SG organizza un corso di formazione per covid e DPI, valido anche per aggiornamento RSPP.

Per le informazioni sulla programmazione non esitate a contattarci a info@grupposg.net.

Riferimenti normativi per l’assunzione incarico covid manager?

Il covid manager è una delle novità della fase 2 nella lotta al corona virus da parte della regione Veneto.

Il Veneto in attesa di disposizioni a livello Nazionale ha anticipato i tempi realizzando un “ Progetto per la riapertura delle attività produttive”.

Il Progetto per la riapertura delle attività produttive si compone di due parti:

  • un Manuale per la riapertura contenente indicazioni operative ed organizzative che ogni attività imprenditoriale dovrà seguire per riaprire
  • un Progetto Pilota regionale che ha l’obiettivo di testare il modello (sanitario-scientifico, organizzativo ed informativo) e valutarne l’estensione su scala più ampia

Il Manuale per la riapertura è la sintesi delle indicazioni nazionali e regionali, tradotte in una semplice linea guida d’azione per aiutare le aziende a garantire la riapertura in sicurezza.

Il Manuale per la riapertura prevede 3 fasi:

  1. Individuazione del “covid manager”
  2. Definizione del piano di intervento
  3. Attuazione di Indicazioni operative

Il covid manager è il referente unico per l’attuazione delle misure di prevenzione e punto di contatto per le strutture del Sistema Sanitario Regionale. In pratica il responsabile dell’attuazione del piano di intervento coronavirus.

All’interno del piano, saranno definite le attività e i lavoratori che riprenderanno il lavoro, sulla base delle priorità aziendali e nel rispetto della sicurezza dei lavoratori.

La ripresa delle attività produttive può avvenire solo in presenza delle seguenti condizioni che assicurino alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione.

  1. Igienizzazione e sanificazione degli ambienti di lavoro
  2. Informazione
  3. Limitazione delle occasioni di contatto
  4. Rilevazione della temperatura corporea
  5. Dispositivi di protezione individuale
  6. Distanziamento tra le persone
  7. Igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie
  8. Uso razionale e giustificato dei test diagnostici
  9. Gestione dei casi positivi
  10. Tutela dei lavoratori più vulnerabili

La regione Veneto intende sperimentare il nuovo manuale di riapertura su 20 aziende per un totale di 3000 lavoratori, tuttavia anche e non solo sulle aziende pilota gli organi di controllo stanno già richiedendo anche alle aziende non aderenti al progetto lo stesso protocollo.

Gruppo SG è disponibile alla consulenza per le imprese che lo necessitano.

Nuovo Corona Virus – Quando Sarà La Svolta?

Per essere vicini ai Cittadini, in questo momento difficile per tutti, abbiamo sempre più intensificato le nostre formazioni in Webinar Gratuite per far luce sull’argomento del Coronavirus che sta dilagando.

Dal 25 di Marzo siamo già alla 13° Edizione del webinar “COVID19 DPI e Dispositivi Barriera”.

Stante il continuo mutare delle informazioni e sulla scorta della fine del lockdown  abbiamo organizzato un approfondimento specifico, non gratuito, per la FASE 2 e saremo OnLine dal 28 Aprile con gli aggiornamenti necessari per la ripartenza.

Per iscrivervi premete qui!

Seguiteci sulla nostra pagina web alla sezione notizie oppure mezzo la pagina facebook  GruppoSG per rimanere aggiornati sui prossimi approfondimenti in merito.

COVID19 – Il Vaccino Lo Fermerà?

Il vaccino potrebbe essere inefficace contro il coronavirus: secondo uno studio i pazienti guariti non sarebbero in grado di sviluppare gli anticorpi necessari.

La speranza che il coronavirus finirà quando troveremo un vaccino potrebbe sfumare. La preoccupante scoperta arriva dalla Cina, dove uno studio ha rivelato che un farmaco per immunizzare i pazienti affetti da COVID-19 potrebbe essere completamente inutile.

La ricerca ha evidenziato che i livelli di anticorpi che si sviluppano in seguito all’infezione del virus SARS-CoV2 sono troppo bassi, rendendo inefficace non solo il vaccino ma anche la tanto auspicata “immunità di gregge”.

Attendiamo che gli studi siano completati ma nel contempo stiamo cercando di organizzare degli ulteriori incontri OnLine per approfondire l’argomento e per capire il post pandemia come dovrà essere per la sicurezza delle aziende e dei cittadini.

Seguiteci sulla nostra pagina web alla sezione notizie oppure mezzo la pagina facebook @GruppoSGSrl per rimanere aggiornati sui prossimi approfondimenti in merito.

OGGI 7 Aprile È La Giornata Mondiale Della Salute!


Secondo l’organizzazione Mondiale della Sanità la salute è definita come:
“stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia”.

OGGI 7 Aprile è la giornata mondiale della Salute!

La salute costituisce uno dei diritti fondamentali di ciascun essere umano, qualunque sia la sua etnia, la sua religione, la sua condizione economica e sociale e le sue opinioni politiche.

La Giornata Mondiale della Salute è stata istituita nel 1950 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, per commemorarne la fondazione nel 1948 ed è volta alla sensibilizzazione di tutti i popoli sull’importanza del diritto alla salute.

Lo scopo primario della ricorrenza è, infatti, quello di sensibilizzare la comunità internazionale sull’importanza del libero ed equo accesso, per tutti, a cure sanitarie di qualità. Obiettivo fissato anche dall’ONU per il 2030 come sviluppo sostenibile. Gli operatori sanitari hanno un compito centrale e di estrema rilevanza fornendo indicazioni agli amministratori per individuare ciò di cui le persone hanno bisogno in merito all’assistenza sanitaria.

La salute è un diritto fondamentale dell’uomo che si caratterizza per l’universalità, l’uguaglianza e l’equità del suo riconoscimento ai sensi dell’art. 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, dell’art. 32 della Costituzione e della legge 833 del 1978. È una risorsa per l’intera comunità senza distinzione per condizioni individuali, sociali ed economiche.

L’impatto dell’emergenza Coronavirus su bambini e adolescenti pone i genitori e, chiunque a vario titolo si occupi di loro, dinanzi alla sfida di preservarne la salute, non solo quella fisica ma anche quella mentale, messa alla prova in questo momento da isolamento forzato, ansia, perdita della routine e del contatto diretto con i pari.

La situazione è ancora più delicata quando si parla di bambini e adolescenti che vivono in comunità e case famiglia.

Papa Francesco ha ribadito più volte, visitando ospedali in Giro per il mondo, che “la salute non è un bene di consumo, ma un diritto universale” da ciò “l’accessibilità ai servizi sanitari, alle cure e ai farmaci non deve rimanere un miraggio”.

Un messaggio quanto mai più attuale dei giorni nostri. La salute è un bene pubblico e va garantita da un sistema sanitario pubblico efficiente e aperto a tutti.

In questi periodi di pandemia i sanitari tutti, senza distinzione di ruolo e mansione, stanno combattendo una guerra contro un nemico invisibile che miete vittime e a loro va un plauso per la dedizione, le forze, la professionalità, il cuore che stanno mettendo giornalmente per curare la collettività.

E’ la giornata mondiale della SALUTE, cerchiamo di stare in Salute e forse tra poco riusciremo a ritornare alla normalità.

Roberto Giacon

Gruppo SG srl

Condominio – Note Di Comportamento In Presenza Di Casi COVID19 Nello Stabile

Per fornire le necessarie indicazioni utili a tutti i clienti, come Gruppo SG srl abbiamo pensato di riportare di seguito un articolo dell’Avv. Rocca contenete note in ordine al comportamento che l’amministratore condominiale dovrebbe tenere allorchè venga a conoscenza della presenza, all’interno dello stabile condominiale, di soggetto sottoposto ad isolamento domiciliare.

In questo difficile periodo, una delle problematiche che un amministratore condominiale può trovarsi ad affrontare è costituita dalla condotta da tenere qualora gli sia segnalata la presenza, all’interno di uno stabile, di persona soggetta a isolamento domiciliare.

Chi scrive ha avuto modo di ascoltare le parole di un magistrato milanese, che ha prospettato serie conseguenze penali per l’amministratore che, in tale evenienza, non avverta i condomini, menzionando il nominativo della persona interessata o quantomeno indicandone le iniziali. Chi sia interessato può collegarsi alla pagina facebook del Sole 24 Ore ed ascoltare la videoconferenza in occasione della quale tale opinione è stata espressa.

Mi permetto di dissentire ed è doveroso, a questo punto, spiegare le ragioni del mio dissenso.

Sicuramente è quanto mai opportuno e senz’altro raccomandabile che l’amministratore che abbia notizia di una situazione del genere (notizia certa o quantomeno verosimile, ovviamente, non potendosi dar retta a mere illazioni) avverta la collettività condominiale del fatto che nello stabile è presente una persona infetta, invitando i residenti ad osservare con estrema diligenza ogni debita precauzione.

Una condotta del genere si può considerare comunque doverosa sotto vari profili e, mi permetto di aggiungere, anche conveniente. Sicuramente i condomini saranno grati all’amministratore che, in qualche modo, li abbia “protetti”.

Fra questo comportamento necessario e l’espressa menzione dell’identità della persona infetta, raccomandata dal magistrato milanese, mi pare che il passo sia davvero lungo.

Penso, infatti, che si debba escludere la segnalazione pubblica del nominativo dell’interessato.

Il magistrato afferma che, quanto meno, si dovrebbero rendere note le “iniziali” dell’interessato. Mi permetto, anche in questo caso, di dissentire.

I casi sono due:

  • le sole iniziali rendono facilmente identificabile il contagiato, cosicché tanto varrebbe farne nome e cognome;
  • le stesse iniziali sono equivoche, con la conseguenza che l’amministratore verrà subissato di richieste di condomini che “vogliono sapere”.

Valgano alcune riflessioni.

In primo luogo non esiste una norma, fra le tantissime che sono state sinora emanate, che preveda tale adempimento in capo agli amministratori.

Più in generale, soprattutto, non esiste alcuna norma che preveda che lo stabile in cui risiede una persona infetta sia sottoposto ad un particolare regime, così come non esiste alcun precetto che prescriva che sia reso noto il nominativo di colui che sia infettato. Aggiungo che l’assenza di una norma del genere molto probabilmente non costituisce la conseguenza di una svista, bensì di una scelta del legislatore, che non ha ritenuto utile rendere di dominio pubblico l’identità delle persone sottoposte a isolamento.

D’altro canto, l’autorità sanitaria è perfettamente a conoscenza dell’indirizzo in cui si trova il soggetto sottoposto a isolamento, dovendone monitorare quotidianamente le condizioni.

In secondo luogo chiunque è tenuto ad osservare la normativa in vigore indipendentemente dalla presenza o meno, nello stabile, di soggetti infettati. Ciò significa, per esempio, che comunque non si deve prendere l’ascensore in due, che se due persone si incontrano per le scale devono evitare di stringersi la mano e che chiunque non sia un incosciente, una volta tornato a casa, deve lavarsi le mani con cura.

È inevitabile che, dopo aver letto l’avviso affisso in bacheca, qualcuno chieda di essere edotto in ordine all’identità del contagiato per verificare di non aver avuto contatti con quest’ultimo. Ha diritto ad ottenere tale informazione?

Occorre a questo punto domandarsi che cosa, in concreto, potrebbe fare un residente che scopra di aver avuto un contatto con il soggetto contagiato.

Potrebbe sottoporsi a tampone? Vediamo quali sono i casi per cui il Ministero della Salute prevede che si debba procedere a tale esame. Tra gli altri punti che portano o meno a decidere se fare il tampone del coronavirus ci sono quelli legati al contatto stretto con un malato.

Per contatto stretto il Ministero della Salute intende:

  • una persona che vive nella stessa casa [e non avrei dubbi in ordine al fatto che si intenda “stessa abitazione”: n.d.r.] di un caso di COVID-19; una persona che ha avuto un contatto fisico diretto con un caso di COVID-19 (per esempio la stretta di mano);
  • una persona che ha avuto un contatto diretto non protetto con le secrezioni di un caso di COVID-19 (ad esempio toccare a mani nude fazzoletti di carta usati);
  • una persona che ha avuto un contatto diretto (faccia a faccia con un caso di COVID-19, a distanza minore di 2 metri e di durata maggiore a 15 minuti;
  • una persona che si è trovata in un ambiente chiuso (ad esempio aula, sala riunioni, sala d’attesa dell’ospedale) con un caso di COVID-19 per almeno 15 minuti, a distanza minore di 2 metri;
  • un operatore sanitario o altra persona che fornisce assistenza diretta a un caso di COVID19 oppure personale di laboratorio addetto alla manipolazione di campioni di un caso di COVID-19 senza l’impiego dei DPI raccomandati (dispositivi di protezione individuale) o mediante l’utilizzo di DPI non idonei;
  • una persona che abbia viaggiato seduta in aereo nei due posti adiacenti, in qualsiasi direzione, di un caso di COVID-19, i compagni di viaggio o le persone addette all’assistenza e i membri dell’equipaggio addetti alla sezione dell’aereo dove il caso indice era seduto (qualora il caso indice abbia una sintomatologia grave o abbia effettuato spostamenti all’interno dell’aereo, determinando una maggiore esposizione dei passeggeri, considerare come contatti stretti tutti i passeggeri seduti nella stessa sezione dell’aereo o in tutto l’aereo). Il collegamento epidemiologico può essere avvenuto entro un periodo di 14 giorni prima dell’insorgenza della malattia nel caso in esame.

Pare improbabile che due residenti, di questi tempi, si soffermino a discettare sul pianerottolo per più di un quarto d’ora, per di più senza mascherine, o che si stringano la mano, cosa che solitamente non avviene neppure in tempi normali, allorchè ci si incontri per le scale.

In altre parole, oggi come oggi, se una persona (asintomantica, beninteso) chiedesse di essere sottoposta al “tampone” per il solo fatto di aver frettolosamente incrociato un soggetto contagiato nell’androne, l’autorità sanitaria gli negherebbe tale riscontro, riservato a soggetti che si siano trovati nelle situazioni sopra indicate. Se diversamente fosse, i protocolli esigerebbero la sottoposizione al “tampone” di tutti coloro che risiedono allo stesso indirizzo del contagiato, il che non è.

Aggiungo che sapere che nello stabile risiede una persona contagiata, ma senza conoscerne l’identità, può servire a rendere i condomini più attenti e diligenti nel rispetto delle precauzioni: ciò è perfettamente coerente al criterio che informa le attuali prescrizioni, che si fonda sull’assunto che chiunque, senza eccezioni, può essere un potenziale portatore del virus. Il cosiddetto “distanziamento sociale” deve essere applicato verso chiunque e non solo nei confronti di coloro che appaiono “sospetti”.

Se, comunque, un condomino fosse stato così negligente ed imprudente da infrangere le elementari norme di comportamento che ci vengono dettate, la soluzione potrebbe, in casi estremi, consistere nel contattare l’amministratore, spiegargli di essersi, per esempio, lungamente intrattenuto nell’androne con il sig. Rossi del terzo piano, domandandogli se per caso sia proprio il sig. Rossi ad essere contagiato.

Un altro aspetto da esaminare è quello della sanificazione delle parti comuni.

Qualora sia emanato un provvedimento che la ordini (in questi giorni molti sindaci emanano ordinanze che la prescrivono), nulla quaestio.

Se l’amministratore, dopo aver avuto notizia della presenza di persona sottoposta a quarantena, provvede a richiedere la sanificazione (da impresa che abbia tutti i requisiti di legge, beninteso), agisce senz’altro correttamente ed è molto probabile che i condomini gliene siano grati.

Il problema è che, evidentemente, gli effetti della sanificazione sono destinati a durare ben poco: maniglie, corrimano e pulsantiere ben presto ridiverranno fonti di rischio.

A questo punto ulteriori interventi saranno giustificati solo se espressamente invocati dai condomini. In caso contrario converrà limitarsi a dare severe prescrizioni all’impresa di pulizie.

Davide Rocca

COVID19 – Mascherine, Le Norme Tecniche Per La Produzione – Alcune Informazioni

Cerchiamo di fornire maggior chiarezza in riferimento all’attuale momento in cui viviamo ed avere l’informazione chiara di quali siano i dispositivi necessari per il contenimento del contagio.

Mascherine chirurgiche

Le mascherine chirurgiche hanno lo scopo di evitare che chi le indossa contamini l’ambiente, in quanto limitano la trasmissione di agenti infettivi e ricadono nell’ambito dei dispositivi medici di cui al D.Lgs. 24 febbraio 1997, n.46 e s.m.i.. Sono utilizzate in ambiente ospedaliero e in luoghi ove si presti assistenza a pazienti in ambito ordinario. Nell’attività di trattamento di pazienti infetti da COVID19 non sono sufficienti ma si devono utilizzare le facciali filtranti per prevenire l’infezione da parte degli operatori sanitari.

Le mascherine chirurgiche, per essere sicure, devono essere prodotte nel rispetto della norma tecnica UNI EN 14683:2019 (scaricabile gratuitamente dal sito https://www.uni.com), che prevede caratteristiche e metodi di prova, indicando i requisiti di:

  • resistenza a schizzi liquidi
  • traspirabilità
  • efficienza di filtrazione batterica
  • pulizia da microbi.

La norma tecnica di riferimento UNI EN ISO 10993-1:2010 (scaricabile gratuitamente dal sito https://www.uni.com) ha carattere generale per i dispositivi medici e prevede valutazione e prove all’interno di un processo di gestione del rischio.


Mascherine FFP2 e FFP3

I facciali filtranti (mascherine FFP2 e FFP3) sono utilizzati in ambiente ospedaliero e assistenziale per proteggere l’utilizzatore da agenti esterni (anche da trasmissione di infezioni da goccioline e aerosol), sono certificati ai sensi di quanto previsto dal D.lgs. n. 475/1992 e sulla base di norme tecniche armonizzate (UNI EN 149:2009, scaricabili gratuitamente dal sito https://www.uni.com).

La norma tecnica UNI EN 149:2009 specifica i requisiti minimi per le semimaschere filtranti antipolvere, utilizzate come dispositivi di protezione delle vie respiratorie (denominati FPP2 e FPP3), ai fini di garantirne le caratteristiche di efficienza, traspirabilità, stabilità della struttura attraverso prove e test tecnici.


Altri tipi di mascherine

Ogni altra mascherina reperibile in commercio, diversa da quelle sopra elencate, non è un dispositivo medico né un dispositivo di protezione individuale; può essere prodotta ai sensi dell’art. 16, comma 2, del D.L. 18/2020, sotto la responsabilità del produttore che deve comunque garantire la sicurezza del prodotto (a titolo meramente esemplificativo: che i materiali utilizzati non sono noti per causare irritazione o qualsiasi altro effetto nocivo per la salute, non sono altamente infiammabili, ecc.). Per queste mascherine non è prevista alcuna valutazione dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’INAIL.

Le mascherine in questione non possono essere utilizzate in ambiente ospedaliero o assistenziale in quanto non hanno i requisiti tecnici dei dispositivi medici e dei dispositivi di protezione individuale. Chi la indossa deve comunque rispettare le norme precauzionali sul distanziamento sociale e le altre introdotte per fronteggiare l’emergenza Covid-19.

Per il corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuale partecipa al nostro WEBINAR gratuito per avere le informazioni più dettagliate in merito.

Per l’iscrizione compilate il modulo alla pagina https://www.grupposg.net/iscrizione-webinar